Collezione Paolo VI


Un museo di arte contemporanea

La Collezione Paolo VI – arte contemporanea, sorge a Concesio in provincia di Brescia e prende il nome dal Papa che in questo luogo ebbe i natali, Giovanni Battista Montini (1897-1987), divenuto Pontefice nel 1963.

Non si tratta di un memoriale sulla figura di Paolo VI e nemmeno di una galleria di arte sacra, bensì di una raccolta di opere frutto del rapporto vivo, umano e amicale che il Santo Padre per tutta la vita intrattenne con gli artisti del suo tempo.

Il museo, infatti, conserva ed espone un patrimonio di dipinti, disegni, stampe, medaglie e sculture del ’900 riconducibile a Montini e al suo segretario Mons. Pasquale Macchi.
Tra gli autori rappresentati nella Collezione spiccano i nomi di Matisse, Chagall, Picasso, Dalí, Magritte, Rouault, Severini, de Chirico, Morandi, Fontana, Manzù, Hartung, Guitton e molti altri protagonisti assoluti nel panorama nazionale e internazionale.

La collezione, disposta su due piani per un totale di circa mille metri quadrati di superficie espositiva, contiene un itinerario principale di visita e sezioni specificamente dedicate alla grafica e alla medaglistica. Sono presenti anche una sala espositiva per mostre temporanee e un ampio laboratorio didattico.

Il Papa amico degli artisti


“…Il tema è questo: bisogna ristabilire l’amicizia tra la Chiesa e gli artisti …”

Le parole pronunciate da Papa Paolo VI il 7 maggio 1964 agli artisti riuniti nella Cappella Sistina segnano l’inizio di una svolta epocale nei rapporti tra la Chiesa e il mondo dell’arte.

Nella sua visione aperta e ispirata alla modernità Paolo VI affermava che l’arte non poteva più essere concepita, da parte della Chiesa, come strumento autoreferenziale, che si misura e si esaurisce unicamente nei canoni della tradizione. Invece, l’arte doveva essere intesa come espressione libera del sentire dell’artista, un varco privilegiato per accedere agli interrogativi dell’uomo e all’indagine del trascendente.

In questa operazione di avvicinamento e di scoperta del Vero l’artista è artefice e al tempo stesso mediatore nel rapporto con Dio, perchè capace di convertire l’invisibile in formule accessibili e intellegibili.

Negli scritti montiniani il costante riferimento alla bellezza, quale “splendore di verità”, va intesa, dunque, non come meta fine a se stessa, concetto astratto e ricerca della perfezione formale, ma quale partecipazione del sensibile alla creazione divina; atto che, al di là delle scelte personali di stile e tecnica, è testimonianza di una ricerca dentro la verità.

 

Vi abbiamo fatto tribolare, perché vi abbiamo imposto come canone primo la imitazione, a voi che siete creatori, sempre vivaci, zampillanti di mille idee e di mille novità. Noi – vi si diceva – abbiamo questo stile, bisogna adeguarvisi; noi abbiamo questa tradizione, e bisogna esservi fedeli; noi abbiamo questi maestri, e bisogna seguirli; noi abbiamo questi canoni, e non v’è via di uscita. Vi abbiamo talvolta messo una cappa di piombo addosso, possiamo dirlo; perdonateci …
… Siamo ricorsi ai surrogati, all’“oleografia”, all’opera d’arte di pochi pregi e di poca spesa, anche perché, a nostra discolpa, non avevamo mezzi di compiere cose grandi, cose belle, cose nuove, cose degne di essere ammirate …
Rifacciamo la pace? Quest’oggi? Qui? Vogliamo ritornare amici? Il Papa ridiventa ancora l’amico degli artisti? …

(Paolo VI agli artisti, Cappella Sistina, 7 maggio 1964)

Il complesso museale e la Casa Natale


Arte e spiritualità nei luoghi montiniani

La sede espositiva, inaugurata nel 2009 da Papa Benedetto XVI e visitabile dal 2010,  fa parte di un più ampio complesso monumentale che comprende tre corpi di fabbrica: l’edificio più a nord ospita l’Istituto Paolo VI, un centro internazionale di studi sulla figura di Montini, quello centrale accoglie il museo e l’edificio curvilineo più a sud svolge la funzione di auditorium per 250 persone.

Gli edifici vennero costruiti sull’area di pertinenza della Casa Natale della famiglia Montini, con il fine di congiungere idealmente gli spazi della giovinezza del Santo Padre con i nuovi spazi che accolgono l’eredità tangibile e intangibile del suo apostolato. 

Un museo in rete

La Collezione Paolo VI è stata riconosciuta Museo da Regione Lombardia nel 2014 e nel 2021 è entrata a far parte del Sistema Museale ed Ecomuseale di Valle Trompia; dal 2015 il museo è altresì socio dell’AMEI – Associazione Musei Ecclesiastici Italiani.

E’ convenzionato con il FAI – Fondo Ambiente Italiano e con il TCI – Touring Club Italiano.

Dal 2017 il museo partecipa al progetto La scuola esce, la cultura cresce, in collaborazione con AmbienteParco, Fondazione Brescia Musei, Museo di Scienze Naturali, Musil – Museo del Ferro, Teatro Telaio, Fondazione PInAC e Casa-Museo Zani. Il museo è altresì parte della rete MAC – Museo Accessibile e Creatività con Fondazione PInAC, Fondazione Brescia Musei, Museo Diocesano di Brescia, MAVS – Museo Archeologico della Valle Sabbia e Fondazione Musil. 

Inoltre la Collezione Paolo VI collabora assiduamente con le realtà istituzionali, culturali e associative del territorio, realizzando progetti condivisi a beneficio di ogni tipo di pubblico.